Testo sociologico di Noel David Nicolaus
Testo catalogo generale Biennale 2009
Concept - Détournement Venise 2009
appuntamenti con la memoria passeggiate di arte contemporanea a Venezia e Laguna
Da una ricerca interdisciplinare sul tema mot image et mémoire è nato un progetto espositivo nel 2008 che mira alla re-interpretazione e alla rilettura del ruolo di ponte della memoria verso varie culture e paesi nel mondo in cui stili differenti, movimenti ed emozioni si generano attorno alle radici dell’arte, rivolgendo lo sguardo al passato e allo stesso tempo verso gli sviluppi culturali dell’avvenire.
Questo progetto, denominato Détournement Venise 2009, si basa su un network di artisti internazionali e sulle istituzioni che li rappresentano. Uno degli obiettivi è aprire le porte al connubio tra scienza, ricerca, arte e architettura, ridurre le distanze geografiche da un museo all’altro e creare dei momenti importanti dedicati sia ad artisti affermati come archivisti della memoria, si a giovani artisti dell’ultima generazione che hanno avvertito l’esigenza di realizzare degli interventi appositamente per l’occasione. Le ricerche degli artisti provenienti da cinque continenti si svolgono su tre piani diversi:
le arti e le tecniche dimenticate che vengono riproposte in chiave contemporanea;
la memoria biografica, ricostruendo certi periodi della storia collettiva e personale per tradurli nel linguaggio dell’arte;
la memoria tecnologica, usando il metodo della stratificazione per i lavori multimediali.
Détournement Venise 2009 nasce dal tentativo di recuperare la memoria dell’arte attraverso la memoria dei luoghi e viceversa e di creare una rete di eventi - mostre, azioni artistiche, testimonianze, performance teatrali, film, recite e workshop – nei più svariati siti della città di Venezia. Il paradigma trasversale formato dal collegamento di questi siti può essere interpretato come manuale di una produzione culturale internazionale che insiste sulla continuità tra teoria, storia e progetto e soprattutto sulla stratificazione culturale nel tempo.
I luoghi scelti come tappe del percorso sono una dimostrazione della ricchezza e della varietà del patrimonio storico architettonico ed artistico di Venezia. Un patrimonio che forma la matrice culturale per una convivenza desueta che aggiunga alla sostanza storica uno strato informativo fresco per mantenerla vitale. Alla memoria di questi luoghi si aggiunge la memoria dell’arte, un’arte che racconta il passaggio devastante dalla memoria della storia alla memoria dei desideri effimeri di una società che è obbligata a cambiare se intende sopravvivere.
I siti che ospitano i singoli interventi e le esposizioni collettive o personali degli artisti sono prevalentemente dei palazzi celebri in quanto sedi di istituzioni importanti tra cui l’Agenzia delle Entrate Venezia nell’ex-Convento di Santo Stefano, la Caserma Cornoldi in Riva degli Schiavoni, le Residenze per Anziani dell’I.R.E a San Lorenzo , a San Giovanni e Paolo e alle Zitelle, oppure il Midrash Leone da Modena nel Ghetto Ebraico.
La seconda categoria comprende le archeologie industriali che si affacciano sul canale della Giudecca, tra cui gli ex-Uffici del Molino Stucky oppure un’area dimessa delle Autorità Portuali a Santa Marta.
Infine una serie di chiese, datate tra il Cinquecento e il Settecento e ubicate nei cinque quartieri principali di Venezia; conclude la varietà delle tipologie architettoniche che aprono il dialogo tra l’arte e la gente che passa davanti a questi edifici nella loro vita quotidiana.
Détournement Venise 2009 insiste soprattutto sulla sua base teorica e scientifica che si articola attraverso una costante informazione e pubblicazione, attraverso una minuta documentazione e attraverso il confronto diretto tra artista e visitatore, quindi attraverso l’istruzione di chi viene a vedere, ascoltare, memorizzare. E’ il concetto di opporsi, di sovrapporsi, di invitare ad una risposta e ad una responsabilità al fine di tenere in vita la memoria del mondo. Per questo motivo i Chiostri dell’ex-Convento di Santo Stefano ospiteranno la mostra Face to Face con fotografie e lavori di alcuni architetti internazionali che fungono da testimoni di come salvare un edificio di rilievo storico architettonico attraverso un restauro intelligente e di come creare il connubio tra la materia portatrice di memoria e le tecniche dell’architettura e dell’arte contemporanea.
Il percorso delle varie tappe espositive viene arricchito dal percorso parallelo del teatro della memoria, ideato da Heinrich Nicolaus. I vari frammenti della sua opera sono messi in scena nella futura Biblioteca del Teatro a Palazzo Albrizzi, e in alcuni dei teatri sperimentali veneziani. Una sezione particolare è dedicata ai maestri e ad alcuni amici che hanno determinato il suo cammino artistico tra cui Vladimir Majakovskij, Lorenzo Guerrini, Marcel Broodthears, ed altri.
L’apertura della prima parte dei percorsi si è concluso a giugno 2009, quella successiva è prevista per i mesi di settembre, ottobre e novembre.
Un comitato scientifico interdisciplinare, composto da esperti del campo dell’arte, della storia, della sociologia e della critica insieme ad altri personaggi del mondo accademico e della ricerca approfondiranno, nel corso di conferenze aperte al pubblico, argomenti attuali inerenti ai cambiamenti quotidiani della società contemporanea in cui il miglioramento del livello culturale diventa indispensabile.
Vista e considerata l’attualità del tema, il progetto si propone di:
sensibilizzare i visitatori verso l’arte contemporanea e la sua continuità vissuta all’interno di spazi storici oppure non consueti come luoghi espositivi;
mettere al servizio del pubblico dei siti finora meno conosciuti tra cui dei luoghi storici normalmente chiusi a visitatori oppure delle archeologie industriali in attesa di apertura al fine di mettere in luce la memoria collettiva di edifici in via di trasformazione;
individuare nell’artista il ruolo di regista, ma anche di interlocutore intelligente che, attraverso il suo lavoro, contestualizza il background storico-politico della sua epoca;
concentrare l’interesse sulla conoscenza, la divulgazione e la promozione del lavoro interdisciplinare tra artisti, architetti, fotografi, compositori, ricercatori, storici;
portare a conoscenza della gente, agli addetti ai lavori e agli studenti il fondamentale contributo dell’arte allo sviluppo di una rete internazionale di produzione che conduce all’esistenza di tanti altri artisti nel campo della letteratura, della poesia, della critica, della musica;
aprire nuovi aspetti inerenti alla contaminazione tra vita e opera dei protagonisti della mostra;
intensificare lo scambio del patrimonio culturale nel mondo tra le istituzioni statali e private, tra i musei, collezionisti e i centri culturali;
infondere il principio della multi-disciplinarietà.
La manifestazione ha ottenuto le adesioni e collaborazioni di varie istituzioni pubbliche tra cui: Ministero ai beni Culturali Italiano, Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia, e di molti Istituti di Cultura e delle Ambasciate dei paesi coinvolti. Alcuni artisti hanno realizzato le loro opere grazie al sostegno del Ministero di Cultura del loro paese di provenienza. Il progetto si avvale anche della collaborazione di svariati enti pubblici e privati che sostengono il progetto che s’intende come work in progress e avrà delle edizioni negli anni a venire, sul piano scientifico, organizzativo ed economico, dall’Ordine degli Architetti di Venezia al Forum Austriaco di Cultura di Milano, dalle Università degli Studi Cà Foscari e I.U.A.V all’Istituto di Cultura Russa di Napoli all’Alliance Française, dall’Associazione Italo-Tedesca al Goethe Institut alle Ambasciate di Cina, di Germania, e d’india.
Testo sociologico di Noel David Nicolaus
Il filosofo Ludwig Wittgenstein soleva paragonare il linguaggio ad una vecchia città, in cui a parti in costruzione, piene di vita e ricche di forme urbane nuove ed inedite, si contrappongono quartieri antichi, fatti di viuzze dimenticate, palazzi aviti ormai abbandonati, piazze buie e polverose. Rovesciando questa bellissima metafora, potremmo dire che la città è un linguaggio: le sue forme ci parlano, comunicano con il visitatore-spettatore così come con i suoi abitanti, evocando reazioni e interazioni di natura eterogenea ed imprevedibile, che analogamente ai “giochi linguistici” descritti da Wittgenstein ampliano, deformano, trasformano e rinnovano i tessuti urbani ed i significati simbolici ad essi connessi.
Il progetto “Detournement Venise 2009” si propone di esplicitare queste dinamiche socio-simboliche insite nei convenzionali rapporti di fruizione dello spazio, facendo dell’arte uno strumento utile a scardinare percezioni consolidate e pigri nozionismi, riallacciandosi così alla metodologia ed allo spirito della brillante esperienza intellettuale del situazionismo francese, che tanta parte ha avuto nello stimolare un ripensamento della cartografia tradizionale. La contaminazione tra arti e saperi, che vuole essere uno dei tratti distintivi del progetto, si riflette nell’eterogeneità degli spazi di altissima qualità che ospitano i siti che formano la nervatura reticolare del progetto: spazi di natura spesso spettacolare, chiusi in stratificazioni simboliche create dal secolare scorrere del tempo, che “Detournement” si propone di de-costruire e re-inventare attraverso la partecipazione attiva dello spettatore-visitatore, chiamato a mettere in gioco la propria soggettività nella creazione di percorsi individuali che corrispondano ai suoi interessi, alle sue curiosità, o semplicemente alle pulsioni imprevedibili connaturate all’irripetibilità del momento.
Ogni visitatore sarà chiamato a vivere con maggiore consapevolezza il proprio rapporto con lo spazio urbano, concretizzando così la promessa euristica contenuta nel concetto di “passeggiata psicogeografica”.
Tale proposito appare ancora più ambizioso se applicato alla città di Venezia, tanto ricca di simbolismi diffusi da risultarne quasi sminuita, schiacciata tra l’inesorabile riduzione a meta principe del turismo barbarico e cannibale da un lato, e l’incommensurabile peso e l’inestimabile ricchezza del proprio reale passato storico, artistico e sociale dall’altro. Re-inventare, ancora una volta, Venezia, sfruttando il suo ruolo insopprimibile di ponte tra reale ed immaginario, tra arte e memoria, passato e futuro, è ancora possibile, se il visitatore è disposto in prima persona a rimettersi in gioco e ad accantonare i propri preconcetti, per lasciarsi stupire, ancora una volta, da questa città immortale, dalla straordinaria varietà dei suoi spazi nascosti, valorizzati dalla potenza salvifica e rinnovatrice dell’Arte.
noel david nicolaus, 2009
Testo catalogo generale Biennale 2009
Dopo la metamorfosi globale dell’arte contemporanea, il concetto di détournement non è più quello che corrisponde all’invenzione situazionista del ‘57 e, pur avvalendosi del contributo critico dell’urbanismo post-unitario e della costruzione di situazioni nella vita quotidiana che superano l’arte, esso si trascrive in una nuova formula di “ agire comunicativo” .
A questo titolo, il détournement è una parte consistente di un’etica del discorso Ethik der Rede artistico e di una filosofia della pratica del procedere e del convivere urbano) e comunicativo.
Per vivere la loro vita quotidiana e per scoprire la loro Venezia, tutti oggi si servono del détournement, tutti oggi si difendono con lo strumento del détournement urbain, tutti oggi procedono nella città, dopo la cognizione del ready-made diffuso e gli happening stranianti che si sono sprigionati con la nostra partecipazione ad una rivendicazione politica e civile. Dopo la museificazione degli oggetti quotidiani, il detournement prova a proporre la crisi e la critica della leggerezza della cultura alta. Gli artisti si propongono dunque come dei nuovi sviatori, come dei nuovi depistatori, giocando nell’infinito gioco della relazione umana, il gesto che introduce qualsiasi discorso.
I lavori che vedremo in mostra testimoniano che la riflessione architettonica del segno artistico, nello spazio urbano di una città ricca di memoria come Venezia, non è necessariamente un mero esercizio intellettuale. Essa vuole parlare, con irriverente autenticità, di come un avanzamento della surteoria possa darsi in modo privilegiato e partecipato in una pratica di autogestione.
Questo è un percorso di ricerca che, pur riconoscendo le origini, non cerca l’origine, che non ha l’esigenza di nominarsi, ma che tenta di parlare di libertà artistica e critica dentro lo sguardo architettonico del fare, genealogicamente si interroga ed interroga la sua capacità di creare discontinuità attivando pratiche relazionali e cooperative altre.
La mostra affronta uno dei temi più scottanti del dibattito contemporaneo: il nesso tra le politiche di globalizzazione della cultura e la tutela dei diritti umani del singolo fare artistico, che oscilla tra vocazione di valori di principio e pratiche di fuga dagli effetti di normalizzazione.
Lo spirito dell’iniziativa si articola su due paradigmi fondamentali: il primo indaga l’evoluzione delle pratiche di detournement; il secondo traccia tre case studies (biografia, percorsi urbani, medialità) nelle diverse traiettorie della città e dei luoghi della memoria.
L’architettura che serve da supporto per memorizzare le situazioni e le cose e la carica che esse possiedono è un argomento di mnemotecnica che raramente viene approfondito. In più, quando questa sorta di grafologia architettonica incrocia le vie dell’arte, crea un immaginario che mette alla prova la nostra percezione visiva abituata a ben altro.
Da questa ricerca interdisciplinare sul tema mot_ image _mémoire, è nato un progetto espositivo che mira alla re-interpretazione, alla rilettura del ruolo della memoria di varie culture e paesi del mondo: stili differenti, movimenti, emozioni si generano attorno alle radici dell’arte, rivolgendo lo sguardo al passato e allo stesso tempo verso gli sviluppi culturali dell’avvenire.
L’omaggio progettuale ad una sorta di anamnesi costruttiva e decostruttiva denominato Détournement 2009, al fine di allenare la mente al gioco delle associazioni e per esercitare l’immaginazione, la creatività e la memoria, è concentrato su un network di artisti internazionali e sulle istituzioni che li rappresentano.
Uno degli obiettivi comuni è aprire le porte al connubio tra scienza, ricerca, arte e architettura, ridurre le distanze geografiche da un museo all’altro e creare dei momenti importanti, dedicati sia ad artisti affermati come archivisti della memoria, che agli artisti contemporanei dell’ultima generazione, con la missione di realizzare degli interventi adeguatamente ideati all’occasione. Le ricerche degli artisti, che provengono da cinque continenti, si sono svolte su piani diversi:
- il paradigma delle arti e delle tecniche dimenticate che vengono riproposte in chiave contemporanea, tra cui anche i progetti di sette architetti internazionali - testimoni del connubio tra la sostanza architettonica, in quanto portatrice di memoria, e i procedimenti attuali;
- la memoria biografica: ricostruzione di alcuni periodi della storia collettiva o individuale, al fine di tradurli nell’immaginario dell’arte;
- la memoria tecnologica: uso del metodo della stratificazione digitale per la realizzazione di opere ipermediali.
Attraverso i risultati dei tre approcci, Détournement 2009 recupera la memoria dell’arte e delle sue tradizioni: un’arte che racconta il passaggio devastante dalla memoria della storia alla memoria dei desideri effimeri di una società che è obbligata a cambiare per sopravvivere, utilizzando la contingente crisi generale come strumento di catarsi per un avvenire più pacifico e costruttivo.
I siti prescelti, che rappresentano le tappe del nostro itinerario culturale, sono una dimostrazione della ricchezza e della varietà del patrimonio architettonico-artistico di Venezia, che è la matrice culturale per una nuova convivenza che aggiunga alla sostanza storica una forza attiva e vitale.
Tra i luoghi che ospitano i singoli interventi site specific, le esposizioni collettive e personali degli artisti, contiamo dei palazzi celebri in quanto sedi di istituzioni secolari come l’Archivio di Stato, l’Agenzia delle Entrate Venezia 1 con il Chiostro dell’ex-Convento di Santo Stefano, l’Ospedale di San Giovanni e Paolo, l’Abbazia della Misericordia e la Caserma Cornoldi in Riva degli Schiavoni. Luoghi molto frequentati quotidianamente, ma per funzioni ben diverse dalla fruizione artistica. La scelta innovativa di questa tipologia di architettura dimostra che l’arte non è un’attività superiore, oppure un solipsismo compensatore, ma piuttosto una pratica radicata e generata nel contesto socio-urbano; un contesto in cui anche le chiese dotate di funzioni liturgiche hanno il loro ruolo importante di dialogo tra arte e gente. In effetti, l’itinerario comprende anche delle architetture sacrali datate tra il Cinquecento e il Settecento, ubicate nei cinque quartieri principali di Venezia, tra cui le Chiese di San Lio, di San Niccolò, di San Giobbe, di San Francesco alla Vigna, di Santa Eufemia.
La seconda categoria mette in evidenza le archeologie industriali affacciandosi sul Canale della Giudecca: gli ex-Uffici del Molino Stucky, un’area dimessa delle Autorità Portuali a Santa Marta, un ex-Magazzino a Dorsoduro, fabbricati che fungono da retroscena per gli interventi multimediali e per le installazioni.
La terza situazione, caratterizzata dal livello urbanistico progettuale, si sviluppa all’interno del Ghetto Ebraico a Cannaregio, che diventa obiettivo di un progetto di demarcazione di spazio e tempo, su entrambe le scale, grande e piccola, outdoor and indoor, passato e presente.
La passeggiata delle tappe espositive viene arricchita dal percorso parallelo del teatro della memoria, think tank, ideato da Heinrich Nicolaus. Frammenti della sua opera verranno messi in scena sia nella futura Biblioteca del Teatro a Palazzo Albrizzi che all’Archivio di Stato e in alcuni teatri veneziani.
Il paradigma trasversale formato dal collegamento di questi luoghi è la mappa della mente [the map of the mind ] consegnata ai visitatori, il vademecum di una produzione culturale internazionale che insiste sulla continuità tra teoria, storia e progetto e soprattutto sulla stratificazione culturale nel tempo.
Détournement 2009 s’intende come work in progress e vedrà ulteriori edizioni negli anni a venire. Il progetto si articola in una costante informazione e pubblicazione, una minuta documentazione e con il confronto diretto tra artista e visitatore, quindi attraverso la guida alla fruizione, all’ascolto e alla memoria. Oggi l’arte deve farsi carico di un quesito che ormai ha abbandonato: che cos’è la vita? L’arte allora è biopolitica. La natura dell’uomo è il suo oggetto. La natura dell’uomo determina l’etica oltre che l’estetica del nostro tempo e delle nostre passeggiate nell’attualità e nella memoria.
L’esistenza moderna si delinea al di là delle forme di artisticità con cui si rappresenta. Il percorso del Detournement Venise 2009 definisce dunque il valore dell’dea di biopolitica dell’arte, muovendo dalla convinzione che per quanto il concetto nell’ultimo decennio stia penetrando prepotentemente nel dibattito attuale dell’arte, in realtà ancora resta molto da fare per una sua delucidazione concettuale.
Qui si tratta di mettere a confronto opera ed esistenza, invitando a delle risposte, delle soluzioni e ad un’assunzione di responsabilità, al fine di tenere in vita la memoria del mondo (Gedächtnis der Welt; mémoire du monde). Un modo poetico di rinnovare il nostro sguardo nei confronti del visibile e del nostro rapporto con esso.
elisabeth sarah gluckstein _ gabriele perretta